| Monte Chiadenis |
Il monte Chiadenis assieme al vicino Pic Chiadenis contribuisce a formare quella possente corona rocciosa che chiude la alta Val Fleons. La cresta sommitale è percorsa da una frequentata via ferrata di media difficoltà che utilizza anche vecchi camminamenti risalenti alla Prima Guerra Mondiale, in questa montagna sono presenti le vie alpinistiche più difficili delle Alpi orientali.
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Accesso generale
Da Cima Sappada con l'auto si imbocca la strada nei pressi della chiesa che percorre la Val Sèsis che dopo circa 7km e dei tornanti molto stretti porta alle sorgenti del Piave. Prima dell'omonimo rifugio si parcheggia vicino alla mulattiera che sale al rifugio Calvi.
Accesso
Direttamente dal parcheggio.

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Monte Chiadenis
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Salita
Lasciata l’auto, scendere per circa 300 m lungo la strada, fino ad incontrare sulla sinistra l’attacco del sent.173 per il passo dei Cacciatori (cartelli). Si perde qualche metro abbassandosi verso la presa di un acquedotto poco sopra il passo Avanza. Tralasciando le tracce che scendono verso la casera di Casa Vecchia ci si tiene sulla sinistra iniziando a salire moderatamente all’interno di un rado bosco di abete rosso. Il sentiero ora interseca alcune volte il tracciato di una vecchia mulattiera giungendo sul limitare di un piccolo vallone eroso. Oltrepassato il greto si giunge ad uno spallone detritico dopo il quale il sentiero scende ancora per assecondare una fascia rocciosa. Da qui si riprende a salire traversando alcuni lembi di ghiaia. Ben presto ci si innesta sul sentiero che giunge da destra imboccando un grande vallone detritico incassato tra alte pareti che si risale a piccole svolte. Giunti circa a metà del vallone i segnavia inaspettatamente ci portano ad abbandonare la traccia per uscire sulla sinistra in direzione di una fascia rocciosa. Con piccole serpentine un poco esposte ci si innalza fino a raggiungere un pulpito panoramico. Più in alto il pendio roccioso si trasforma in canale detritico rendendo la salita un poco più faticosa. Si giunge così ad una conca detritica dove ricompare la prateria. Lasciata a destra la traccia che risale il ghiaione in direzione della forcella delle Genziane si prosegue diritti mirando all’insellatura del passo dei Cacciatori che si raggiunge con un ultimo ripido strappo (m 2213, resti di fortificazioni).
Dal passo si prosegue a salire sulla sinistra in direzione della base della parete rocciosa del monte Chiadenis. Si lascia a destra la prosecuzione verso il passo Sesis e ci si porta presso uno sperone roccioso dove ha inizio la via ferrata CAI Portogruaro. Si tratta di un percorso di difficoltà media. Aiutati dal cavo si sale la prima paretina ben articolata fino ad uno stretto intaglio oltre il quale si scende in traverso per qualche metro. Si sale ora su placche rocciose alternate a piccoli terrazzi raggiungendo in breve il punto più impegnativo della salita: una stretta fenditura cui fa seguito una paretina verticale e povera di appigli. Più in alto la salita si mantiene ancora impegnativa ma la roccia si fa più articolata. Rimanendo a fianco della parete che delimita a destra il canale, si risale aiutati dal cavo facendo attenzione a non fare cadere le pietre che ingombrano talora i terrazzini. Con un traverso a sinistra si esce dal canale guadagnando un pendio inclinato a poca distanza dalla cresta. Qui ha inizio un aereo sentiero di guerra intagliato nella roccia ed attrezzato in tutta la sua lunghezza. Con percorso articolato ed esposto si oltrepassano alcuni intagli giungendo alla base della parete finale che viene risalita anche per mezzo di staffe ben collocate. Ancora pochi metri e si raggiunge la piccola cima.
Discesa
Dalla vetta si scende ad un intaglio tramite alcuni gradini di ferro poi si prosegue lungo la panoramica ed aerea cresta su terreno più semplice (passamano su paletti). In breve il crinale si fa impercorribile e la via attrezzata prende a calare sulla destra per roccette articolate alternate a brevi traversi. Si giunge così ad uno spigolo che va disceso con attenzione vista la discreta esposizione giungendo alla sommità di un pendio roccioso che caratterizza la parte centrale della discesa. Si scende lungamente su roccette miste a detriti aiutandosi con cavo e staffe fino ad una parete un poco più impegnativa che ci deposita su una specie di cengia detritica. Si cala ancora inizialmente con alcune svolte attrezzate poi su terreno erboso più semplice raggiungendo l’ultima difficoltà costituita da una placca piuttosto liscia ed esposta. Aiutati dal cavo ci si cala lungo una specie di solco levigato e povero di appigli cui fa seguito una diagonale più articolata che in breve si esaurisce su una forcelletta verde dove termina la via attrezzata. Dalla forcella, ricca di testimonianze di guerra, ci si cala nella conca erbosa sottostante in direzione del rifugio Calvi. Senza necessità di raggiungerlo ci si immette nella pista di servizio rientrando al punto di partenza tramite questa o le numerose scorciatoie che la intersecano.
Bibliografia e cartografia
Alpi Carniche I di De Rovere-Di Gallo Guida dei Monti D'Italia
Dai sentieri attrezzati alle vie ferrate di R.Mazzilis - Ed. CO.EL.
Cartina Tabacco 01
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