Verso le 6 la sveglia.
La tristezza è nei nostri occhi, la nostra avventura è finita dobbiamo salutare questa valle, ma soprattutto colui che ci ha guidato in questi giorni. Per noi è diventato un amico, un fratello. Grazie Mingma non ti dimeticheremo, un arrivederci con la speranza di rivederci un giorno, magari in Italia.
Raggiungiamo l'aeroporto sbrigando le formalità, come al solito qui a Lukla c'è una ressa di gente che cerca di salire nel primo volo disponibile con la speranza del bel tempo, altrimenti si può rischiare di rimanere bloccati qui per giorni.
Fortunatamente il cielo è sereno.
Aspettiamo nella piccola sala d'attesa in attesa del nostro volo, intanto osserviamo il via vai di piccoli aerei. E' partito anche un grosso elicottero sovietico per il trasporto di materiali che ha rotto la monotonia. Ma ecco che atterra il nostro Twin Otter della Yeti Airlines.
Saliamo a bordo con la solita preoccupazione, anche questa volta sono fortunato nel posto. L'aereo chiude i portelli e si porta sulla piazzola di lancio. Da notare che posiziona la ruota anteriore a 90° per frenare ancor di più l'aereo, poi da piena potenza ai motori. C'è un po' di tensione a bordo. Quando raggiunge il massimo numero di giri, il pilota rilascia i freni e gira il ruotino anteriore in direzione della pista, con l'aiuto della pista in discesa l'aereo acquista rapidamente velocità. A pochi metri dalla fine pista si alza in volo per superare il burrone che c'è a fine pista, poi su per evitare la montagna di fronte.
In lontananza vediamo per l'ultima volta le alte vette dell'himalaya, sotto di noi i piccoli villaggi. Ormai stiamo per atterrare a Kathamndu, anche questo volo con la sua carica di adrenalina è andato bene.
Saliamo sul nostro pulmino che ci porta all'uscita dell'aeroporto. Qui attendiamo a lungo i nostri compagni di viaggio, ma il loro aereo è in ritardo. Questa non ci voleva, per tutta la nostra attesa veniamo presi d'assalto da autisti che ci offrono un passaggio, a volte con insistenza.
Dopo più di un'ora arrivano i nostri, finalmente delle facce conosciute, certo con un po' di barba in più, loro sono anche molto abbronzati e si stupiscono che noi non lo siamo, ma gli spieghiamo le condizioni che abbiamo trovato e restano stupiti.
Saliamo tutti sul pulmino e rientriamo all'Hotel dove, dopo 15 giorni, facciamo la nostra prima doccia. Non ci sembra vero, acqua calda, sapone. Che meraviglia.
Durante il pranzo riceviamo i complimenti di Claudio e degli altri per la nostra impresa, dopo tutto siamo partiti senza guida, senza nessuna esperienza in queste montagne.
Nel pomeriggio affittiamo delle biciclette per fare un giro della capitale, il modo migliore e veloce per visitare Kathmandu e i suoi dintorni. Ci dirigiamo verso il tempio delle scimmie, la strada è tutta un saliscendi, in più dobbiamo stare attenti perchè qui la guida è a sinistra, cioè al contrario della nostra, ma dopo un po' ci abbituiamo. Passiamo davanti ad una scuola è tutti i bambini ci chiedono da dove veniamo.
Infine arriviamo al tempio di Swayambhunath, per raggiungerlo bisogna superare una ripida e lunga scalinata, ma arrivati si gode di una bella panoramica della capitale.
Dopo la visita ci dividiamo in due gruppi, qualcuno preferisce rientrare e riposarsi, mentre io Luciano e Claudio attraversiamo tutta Kathmandu
e andiamo a visitare Pashupatinath, naturalmente non è facile raggiungerlo, ma con un po' di intuito e chiedendo a qualche passante arriviamo alla nostra meta.
Pashupatinath non è solo il tempio hindu più importante del Nepal, ma anche il più importante luogo di culto consacrato a Shiva di tutto il subcontinente indiano. Qui lungo le rive del Bagmati, il fiume sacro, vengono cremati i corpi dei defunti. La cerimonia è molto particolare, ma sicuramente non è piacevole spesso a causa del comportamento di alcuni turisti poco rispettosi del momento.
Il luogo è pieno di nepalesi, sembra quasi di essere al cinema, infatti sulla riva opposta del fiume ci sono delle gradinate da cui la gente assiste al rito.
Ormai si sta avvicinando l'imbrunire perciò rientriamo, la salita è ripidissima e nell'ultimo tratto siamo costretti a scendere e spingere la bicicletta. Nell'attraversamento della capitale rimaniamo praticamente intossicati dall'inquinamento, peggio che a Milano.
La sera ci rechiamo in un locale tipico nepalese, molto bello, dove oltre alla cena ci sono degli intermezzi con balletti e canti locali, veramente una bella serata.
giorno seguente |