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Trekking Everest Base Camp
22-23/10/2004
Milano - Doha - Kathmandu
Il viaggio

Il sogno degli ultimi dieci anni si sta per realizzare, o meglio sta per incominciare. Infatti ci attendono più di 15 giorni di cammino per poterlo realizzare.
Con calma, un accenno ai preparativi. Quest'anno ho deciso di partire, ma non è così facile partire per il Nepal. Non basta andare in un'agenzia di viaggio ed è tutto pronto.
Dopo lunghe ricerche su internet e letture varie mi sto un po' demoralizzando, sembra che quest'anno nessuno organizzi niente a causa della rivolta Maoista presente in Nepal e quasi mi rassegno all'idea che nemmeno questa volta partirò. Finalmente trovo una guida di Macugnaga che organizza qualcosa e nel giro di due giorni è tutto pronto, ferie e prenotazioni varie. Naturalmente non so con chi viaggerò e non ho mai visto questa guida. Recupero tutti i materiali fino al giorno prima della partenza. In quindici giorni tutto è pronto.
Ma per essere una vera avventura deve iniziare già da casa. Solo raggiungere l'aereoporto di Malpensa è un'impresa. Parto in treno da Portogruaro via Mestre con arrivo a Milano con zaino e borsone al seguito. Dopo aver girato tutta la stazione con più di 20kg di zavorra riesco a trovare la fermata dei pullman che portano a Malpensa, tra me penso: "se faccio questa fatica adesso cosa sarà lassù?"
Finalmente son seduto comodamente e partiamo. Lungo il viaggio ricevo l'ultima telefonata per i prossimi venti giorni. Ormai siamo arrivati a Malpensa, giriamo tutto l'aeroporto e ci fermiamo di fronte al Terminal1. E' la prima volta che ci vengo, sono quasi le sei di sera, adesso non mi resta che trovar la comitiva, un'occhiata alle partenze e via verso il nostro check-in. Qui incontro Claudio e gli altri.
Scopro che saremo solo in due a fare il trek al campo base dell'Everest, gli altri andranno nel Mustang.
Diciamo che ero un po' perplesso, ma dopo tutto sta iniziano un'avventura speciale.
Come al solito il volo è un po' in ritardo.
Finalmente l'imbarco su un Airbus A330-302 della Qatar Airways, veramente un bel aereo. Abbiamo persino un monitor su ogni sedile, infatti mi gusto ben due film. Il volo fa scalo tecnico a Roma e si dirige verso Doha la capitale del Qatar. Sul monitor possiamo osservare anche la nostra posizione, arriviamo a costeggiare tutto l'Iraq e alla fine atteriamo a Doha verso le 5 del mattino. Qui scendiamo, fa un caldo tremendo siamo in mezzo al deserto. Qui dobbiamo attendere alcune ore, ma almeno ci offrono la colazione. Devo dire che in questo volo abbiamo mangiato più che non tutti i venti giorni seguenti.
L'aeroporto è molto affollato, tutti vestiti di bianco, come i classici sceicchi, dopo tutto qui si estrae il petrolio.
Verso le 9 il nuovo imbarco direzione Kathmandu, sempre con la Qatar Airways su un Airbus A300-600R. Ormai mi sto abbituando al volo. La stanchezza si fa sentire, ma finalmente in lontanaza si intravedono le montagne, questo indica che stiamo per arrivare. Finalmente le ruote toccano terra, siamo in Nepal.
Sono le 16 circa, l'aeroporto è un po' triste, erbacce ovunque, buche rottami di aerei. Ci dirigiamo a piedi verso la stazione a recuperiamo i nostri bagagli e ci apprestiamo a sbrigare le formalità per niente semplici, foto, permessi, tasse di ingresso. Tutto con molta tranquillità, sembra di essere in uno scalo paesano, ci sono solo due addetti, e siamo nell'unico aeroporto internazionale del Nepal.
Qualcuno senza foto per il permesso è riuscito persino a dare una foto di un altro, altri invece usano la macchinetta li vicino, naturalmente foto a peso d'oro.
Recuperati tutti i materiali e riformato il gruppo, riceviamo istruzioni dalla nostra guida su ciò che ci attende. E' noto infatti che all'uscita si venga presi d'assalto dai vari porter locali che offrono trasporto bagagli e sistemazione in albergo. Infatti appena usciamo vediamo in fondo alla tettoia un muro di nepalesi in attesa del loro turista. Noi invece abbiamo il nostro contatto locale che ci attende con il pulmino. Veniamo accolti da Nima Sherpa con il classico saluto nepalese "Namaste" che ci accompagnerà all'arrivo in ogni villaggio. Significa "Salve, come stai?" e viene accompagnata da un gesto delle mani che si congiungono come per pregare.
Ci viene donata anche una corona di fiori perchè si sta festeggiando la principale festa indu. Caricati i bagagli sul tetto del pulmino, saliamo e iniziamo la scoperta della città, subito veniamo disorientati dalla guida a sinistra e dalla guida un po' spericolata. Incontriamo un posto di blocco all'uscita dell'aeroporto che ci fa capire lo stato di agitazione in cui vive il paese. La periferia è molto sporca, immondizie ovunque, case fatiscenti, lo smog è spaventoso. Ma dov'è il Nepal calmo, sereno che vive nella natura? Kathamdu comunque è una metropoli molto povera.
Nei vicoli regnano i cumuli di rifiuti e purtroppo sono frequentati da bambini in cerca di cibo o di qualcosa per giocare, c'è anche qualche mucca scarna che vaga lungo la strada ormai ci stiamo avvicinando al centro, passiamo davanti al palazzo presidenziale, sembra un'oasi, entriamo negli stretti vicoli di Tamel, pieni di gente che cammina, di motorini e di auto strombazzanti. Si i rumori dei clacson ci accompagneranno per questi primi giorni e finalmente lungo queste stradine polverose raggiungiamo il nostro hotel (Hotel Harati). Anche qui sembra di essere entrati in un'oasi, prati verdi, palme, colore.
Finalmente un po' di riposo.
Dopo cena trovo un internet-point da dove scrivere a casa, qui costa veramente poco il collegamento.
Domani visita della città.

giorno seguente