Sveglia alle 5. Oggi ci attende uno dei voli più avventurosi al mondo Kathamndu-Lukla. Dopo la colazione Claudio ci da le ultime dritte da adesso dovreme avere a che fare con una guida nepalese e non avremo più il suo supporto, questo ci preoccupa un po'. Prendiamo la nostra roba e accompagnati da due ragazzi raggiungiamo l'aeroporto con una mercedes scassatissima, lungo le stradine dissestate.
Questa volta andiamo sull'aeroperto dei voli interni, i controlli non esistono o meglio sono una farsa. C'è una marea di gente, quasi tutti turisti e trekkers, alcuni locali carichi di qualsiasi cosa. Si fa finta di pesare i bagagli e speri che il tuo bagaglio vada a finire nell'aereo giusto, qui conosciamo un ufficiale di collegamento che ci accompagnerà fino a Namce, da quel giorno per noi sarà "Pumori" perchè praticamente è un addetto nepalese che deve verificare che le due spedizioni che stanno tentando la vetta del Pumori, seguano la via per cui hanno pagato il permesso di scalata. Passiamo tutti un controllo delle forze di polizia, in cui prendono forbici, coltelli, ecc, un po' come succede da noi solo che qui quando arrivi all'aereo te li riconsegnano. Comunque sembra di stare in una sala d'apetto di quelle stazioni abbandonate.
Passato il controllo ci attende il nostro volo della Yeti Airlines, un velivolo ad elica, il De Havilland Canada DHC-6-300 Twin Otter. Il nostro è il primo volo della giornata, certo fa un po' timore salirci sopra. Ci sono 15 posti, io mi ritrovo proprio dietro la cabina di pilotaggio, un posto speciale perchè da qui si vede tutto, non c'è la porta come negli aerei di linea. Ci sono due piloti, il secondo pilota è una donna.
I finestrini sono ancora appannati e con estrema disinvoltura il pilota pulisce il finestrino con la manica della sua giacca. Caspita che tecnologia. Intanto alle mie spalle arriva anche lo stewart, incredibile in un aereo così piccolo. In mano ha un vassoio con delle caramelle e del cotone. Già qui non c'è pressurizzazione e per non sentire il frastuono delle eliche un po' di cotone non guasta.
Il pilota accende i motori, fa una prova motori, sembra tutto in regola. Dopo aver raggiunto la pista da piena potenza e alle 6.45 siamo di nuovo in volo. Seguo tutto il volo sul GPS portatile e guardando fuori dai finestrini. Ormai le montagne sono vicine, ci sono un po' di nubi, ma speriamo che si diradino altrimenti non potremo atterrare, Lukla non è servito da nessuna radioassistenza per il volo. Improvvisamente ci troviamo in una gola tra le pareti della montagna, gli alberi sembra siano sempre più vicini, infatti il radioaltimetro inizia a scendere velocemente. Noto anche che c'è molta neve attorno, strano in questa stagione non dovrebbe essercene. Dopo 40 minuti di montagne russe quasi non ci accorgiamo che il puntino che si vede nella montagna davanti a noi, in mezzo al verde, diventa sempre più grande (si fa per dire) per diventare la nostra pista di atterraggio.E' considerata la più difficile al mondo, non ci sono possibilità di errore, una riattaccata è impossibile davanti c'è la montagna e davanti un burrone. Mentre ci stiamo allineando con la pista, vedo che un altro aereo è al decollo, noi ci spostiamo a sinistra per farlo passare e di nuovo ritorniamo sulla linea, ormai manca poco, non vedo più la pista, il pilota continua a regolare le manette per far rallentare l'aereo, siamo a terra, le ruote hanno fischiato quasi non ci siamo neanche accorti tanto è stato dolce, ma subito bisogna azionare i freni e i reverse. Ormai siamo alla fine della pista, il muro è davanti a noi, ma all'ultimo giriamo a destra per liberare la pista ed entrare nel piccolo spiazzo dell'aeroporto. Anche questa è andata, altro che giro sulle montagne russe.
Scendiamo dalla scaletta, qui fa già più freddo. Deve aver piovuto è tutto bagnato. Troviamo subito i nostri bagagli.
Qui incontriamo il nostro compagno di viaggio e guida Mingma Sherpa, un ragazzo di 25 anni che ci accompagna al Lodge dove bere qualcosa di caldo. Solo fare quei 50 metri di scalini è una sfaticata, qui siamo già a 2840m.
Facciamo conoscenza, lui parla un po' di italiano perchè lavora alla piramide del CNR, ma comunque ci facciamo capire, con un po' di gesti e qualche parola d'inglese. Con lui ci sarà anche Caesar il portatore nepalese. Un piccolo uomo silenzioso, ma che scopriremo, di grande esperienza.
Ci incamminiamo così verso la nostra tappa di oggi: Phakding.
Fortunatamente è quasi tutta in discesa, dobbiamo perdere un po' di quota, oggi siamo saliti molto in alto e troppo velocemente con questo volo.
Inizia così il nostro trek e iniziamo subito a conoscere una realtà diversa di quella di Kathamndu, qui pur non vivendo nel lusso, la gente è molto più serena e tranquilla, ha sempre un sorriso sul volto che ti da gioia e voglia di andare avanti anche se sei distrutto.
Alle 8 partiamo c'è una bella giornata di sole, anche se non fa caldo. Percorriamo un sentiero di ciottoli e di terra rossa che degrada sul fianco della valle del Kumbu, poi scende più ripido verso il fiume Tharo Kosi e lo attraversa mediante il famosissimo ponte tibetano. Incontriamo anche altri trekker che tornano indietro, il loro trek sta per finire, invece il nostro è appena iniziato. Portano tutti al collo una sciarpa bianca il Kata.
Il sentiero ora sale leggermente e dopo aver superato alcuni villaggi arriviamo a Phakding verso le 11 dove ci sistemiamo nel Lodge siamo a 2652m. Qui incontriamo due ragazze tedesche che stanno rientrando a Lukla, anche loro hanno fatto il giro che faremo noi, ci han detto che han trovato molta neve e vento. Questa è una delle belle cose di questa esperienza, l'incontro vero con persone che nemmeno conosci, ma che come te hanno deciso di vivere questa avventura. Racconti veri, esperienze indimanticabili, semplici ma profonde.
Intanto fuori il cielo si è annuvolato, tira vento e fa freddo. Nel primo pomeriggio faccio un giro per il villaggio, le case sono delle baracche, non c'è la corrente elettrica per scaldare si uso lo sterco delle mucche o degli yak fatti seccare al sole. Lungo i sentieri un brullicare di portatori e locali carichi di tutto, dalle provviste ai mobili, tutto su quelle gerle sorrette col capo e quel bastone a forma di T in mano utile per scaricare il peso quando si fermano.
Decido di rientrare, sono un po' stanco anche se non abbiamo camminato tanto, ma tutti questi voli di certo non aiutano il fisico a riprendersi. Prima di cena non ci sono televisori o radio per passare il tempo. C'è chi dorme, ma quasi tutti si ritrovano in una grande stanza con al centro una stufa
che cerca di spezzare il freddo e li attorno ognuno scrive il proprio diario, parla con i compagni di viaggio o con i vicini che arrivano da tutte le parti del mondo.
Verso le 18.30-19 si cena, i primi giorni bisogna si ordina un po' a caso perchè chissà cosa vorran dire quei nomi, poi col tempo capiremo. Quasi tutto è fritto però non è male forse un po' piccante e da bere sempre the, in tutte le varianti possibili a tutte le ore. Anche l'acqua in bottiglia non è affidabile.
Intanto fuori cade una leggera pioggia.
Verso le 20 si va a dormire, dentro i sacchi a pelo.
Dati Logistici
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Dislivello salita
150 m |
Dislivello discesa
380 m |
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Orario
3h |
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giorno seguente |