Sveglia alle 6.45, il tempo è buono oggi si inizia a camminare in salita. Si fa colazione sempre con il the e un po' di fette biscottate e marmellata.
Una rapida visita al bagno, o meglio lattrina. Di lavarsi non se ne parla. Si preparano i bagagli e via.
Salutiamo le signore nepalesi che ci hanno ospitato e ci mettiamo in marcia alle 7.30.
Subito dopo il villaggio si attraversa un ponte tibetano, questa volta molto più lungo, quando usciamo dall'altra parte ci sembra di continuare a dondolare e si fa quasi fatica a camminare normalmente. Si prosegue sulla valle del Dudh Kosi verso nord superando un villaggio fino a Toktok da dove è possibile ammirare il Tamserku. Si risale il ripido crinale roccioso che porta a Benkar superato ancora il fiume si superano altri villaggi in un saliscendi fino a raggiungere Monjo alle 9.30 qui ci fermiamo e pranziamo. Mi viene un dubbio, ma non è troppo presto per mangiare? Non bisogna mai stupirsi, qui non esistono i tempi. Come al solito la signora che gestisce il Lodge è sempre molto gentile e il pranzo e di nostro gradimento.
Verso le 10.30 ci rimettiamo in cammino e poco dopo superiamo l'ingresso del Sagarmatha National Park dove bisogna pagare la tassa di ingresso. Il sentiero sale più deciso e attraversa il fiume su un ponte lungo 120m di costruzione svizzera, ma ugualmente emozionante. I villaggi sono numerosi e brullicano di gente e bestiame, incontriamo anche i primi Yak dal manto lungo. Il sentiero segue il fiume e lo supera ancora fino ad arrivare ad una comfluenza dove ammiriamo il passaggio spettacolare che ci attende. Saliamo rapidamente sul pendio fino a raggiungere il ponte sospeso incredibilmente alto sul fiume, attendiamo che gli yak attreversino il ponte, non è assolutamente il caso di passare assieme, anche se l’ingegneria moderna ha permesso di sostituire le vecchie corde con funi di acciaio ma il risultato non migliora molto l’effetto finale di precarietà, dato dal fatto che bastano 5 persone che vi camminano sopra contemporaneamente per farlo oscillare in maniera considerevole. Voi direte: che c’è da preoccuparsi? Beh, niente, a parte il fatto che il tutto è posto circa 100 m. sopra il corso del fiume (Dudh Koshi): per attraversarlo non bisogna certo soffrire di vertigini! Addirittura ci han detto che nei periodi più affollati c'è un abitante del luogo che funge da vigile.
Qui la salita si fa più impegnativa, bisogna andare piano specie questi primi giorni per far una buona acclimatazione, ormai siamo in una zona in cui sussiste il pericolo del mal di montagna.
Dopo alcuni tornanti ci sarebbe una panaromica verso l'Everest ma purtroppo ci son le nuvole. Lungo la salita abbiamo addirittura caldo, allora ogni tanto ci fermiamo a riprender fiato, mentre continuo ad incontrare carovane di yak e portatori, spesso carichi all'inverosimile. Continuiamo a domandarci come facciano degli uomini così piccoli e mingherlini a portare tutto quel peso. Ci fanno addirittura pena, anche il nostro porter porta quasi tutto il nostro materiale e abbiamo i sensi di colpa, ma il nostro sherpa ci spiega che altrimenti non avrebbe altre fonti di guadagno in questo luogo.
Riprendiamo a salire ed incontriamo un posto di blocco dei militari, tutti i locali vengono controllati, mentre i trekker passano tranquillamente. C'è anche un gruppo di militari che sta portando giù un uomo in barella, sembra abbia avuto problemi con la quota. Qui gli ospedali praticamente non esistono, c'è qualche clinica di qualche associazione umanitaria e basta. Ed ecco le prime abitazioni di Namche ormai siamo arrivati nella capitale degli sherpa a 3440m. Alle 13.30 raggiungiamo il Thamserku View Lodge che ci ospiterà questa sera. Dopo esserci sistemati salutiamo Mingma che torna a casa, visto che abita qui vicino. Noi invece andiamo a fare un giro per i negozi del villaggio in particolare al mercato tibetano, una grande spianata dove, su dei nylon, sono buttate giacche, pile e altro vestiario di marche famose. La contrattazione è febbrile, i tibetani cercano di venderti di tutto. Siccome non parlano inglese scrivono il prezzo su una calcolatrice e poi a gesti ti chiedono quanto gli offri, magari non han la taglia e vanno dal loro vicino a procurarsela. Intanto cala il sole e sale un vento gelido, perciò decidiamo di rientrare per la cena.
Di sicuro non si può seguire una dieta varia. La carne è quasi inesistente. Il riso e le patate sono gli alimenti principali, qualcuno sperimenta anche qualche piatto internazionale non sempre con risultati confortanti. Il pane si chiama chappati un pane non lievitato. Come al solito si segna su un libretto ciò che si consuma e prima di partire si paga il conto. Dopo cena arriva Mingma per vedere come stiamo e per informarci del programma per il giorno seguente.
Fuori fa decisamente freddo e si sente un po' la quota, inizia a vedersi anche qualche fiocco di neve che imbianca i tetti colorati di Namche. Dalla finestra assistiamo ad una cerimonia religiosa Buddista che con dei campanacci e delle torce percorre i vicoli del paese.
Fortunatamente oggi siamo proprio sopra la cucina e sentiamo meno il freddo, c'è anche un po' d'acqua per darsi una piccola ripulita.
Dati Logistici
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Dislivello salita
1000 m |
Dislivello discesa
100 m |
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Orario
5h |
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giorno seguente |