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Le soste
In questa sezione verranno esposti i vari tipi di soste; esse potranno essere eseguite sia su roccia che su ghiaccio. In base alle situazioni, al carico applicato od alla qualità degli ancoraggi una sosta sarà preferibile rispetto ad un'altra.
Innanzi tutto una distinzione tra ancoraggio e sosta; l'ancoraggio è il singolo punto di connessione tra roccia (o ghiaccio) e moschettone; la sosta è l'insieme di più ancoraggi uniti tra loro da uno spezzone di corda od una fettuccia su cui è fissato il moschettone di sosta. Un ancoraggio può essere un chiodo, un cordino in una clessidra, una piccozza...
Vediamo le due principali categorie di soste ed in quale situazione esse vanno utilizzate.
- SOSTA MOBILE; il carico applicato viene distribuito in modo uniforme su tutti gli ancoraggi (se non consideriamo gli inevitabili attriti) indipendentemente dalla direzione di carico. Questo tipo di sosta non è adatto nei casi in cui c'è pericolo di caduta di sassi che possono lesionare la corda e pregiudicare la sicurezza. Anche quando non vogliamo che il moschettone della sosta si sposti a valle, anche nel caso in cui ceda un ancoraggio, è meglio escludere questo tipo di sosta.
- SOSTA FISSA; il carico applicato è scaricato sui singoli ancoraggi nella misura in cui le singole tratte di corda sono tensionate. Occorre preventivamente stabilire la direzione di carico poiché da esso dipende l'esatta distribuzione dei carichi sui vari ancoraggi. Questa sosta è utilizzata in particolare nel soccorso organizzato dove i carichi applicati sono notevoli e per nessun motivo si deve modificare la posizione del moschettone di sosta (ora chiamato "attacco principale") anche nel caso venga meno un ancoraggio
- SOSTA SEMI-MOBILE; è una via di mezzo tra i due tipi sopra citati; i carichi vengono distribuiti abbastanza bene sui singoli ancoraggi ma non è possibile variare la direzione di applicazione della forza.
In tutti i casi si utilizzano corde o spezzoni di corda dinamica in quanto viene garantita una migliore distribuzione dei carichi sui vari ancoraggi compensando almeno in parte l'attrito tra moschettone di sosta e lo spezzone di corda.
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La sosta mobile: indipendentemente dal numero di ancoraggi, la modalità di allestimento è sempre la medesima. Si monta un moschettone su ogni ancoraggio, con la ghiera rivolta verso l'esterno della sosta e si fa passare l'anello di corda in ogni moschettone. Si tirano verso il moschettone di sosta le singole tratte di corda, tra ancoraggio ed ancoraggio, e si esegue una torsione sulla tratta più esterna. Questo giro di corda risulta indispensabile se la sosta è eseguita su soli due ancoraggi; nel caso uno di questi ceda, esso evita lo sfilarsi dello spezzone di sosta dall'unico ancoraggio rimasto.
Una sosta di questo tipo prende il nome di "Garda" ed è spesso utilizzata anche su ghiaccio e neve a prescindere dai tipi di ancoraggi utilizzati.
Nell'arrampicata su ghiaccio o roccia questa è la sosta per eccellenza. L'anello di corda deve essere almeno da 9 mm e viene chiuso con un nodo doppio inglese a contrasto. |
La sosta fissa: è utilizzata prevalentemente nelle operazioni di soccorso dove i carichi applicati sono notevoli e si ha a disposizione materiale sufficiente per allestirla. Solitamente si utilizza una corda intera da 50 m ed i punti d’ancoraggio sono in numero sempre superiore a tre (tranne il caso in cui si utilizzino spit nel qual caso se ne possono avere anche solo tre).Si determina per prima cosa la direzione di calata o recupero. Una persona sorregge il moschettone di sosta (che chiameremo in questo caso attacco principale) in questa posizione; si esegue ora un guide con frizione all'estremità della corda e verrà fissato a questo moschettone. Si fa passare quindi la corda nel moschettone dell'ancoraggio e si esegue su esso un barcaiolo. Si lascia ora un tratto di corda lasca e si esegue un secondo barcaiolo nel moschettone del secondo ancoraggio; si torna ora con la corda verso l'attacco principale e si esegue un secondo guide con frizione con l'accortezza di mantenere i due nodi sfalsati (uno più lungo ed uno più corto) in modo che non si ostacolino a vicenda. Ora si esegue il cosiddetto cavallotto, ossia un anello di corda lasca e poi ancora un guide con frizione fissato ancora sull'attacco principale. Si esegue così un terzo barcaiolo sul terzo ancoraggio; si procede quindi come dall'inizio se è presente un quarto ancoraggio lasciando la corda lasca e rifacendo un barcaiolo sul moschettone. Una volta finita la sosta si procede con la messa in tensione delle varie tratte di corda; si agisce sui barcaioli tirando o allentando le singole tratte in modo da distribuire al meglio il carico sui singoli ancoraggi. Un particolare; data l'elasticità della corda sarebbe buona norma tenere leggermente più tese le tratte più lunghe in modo da compensare il loro maggiore allungamento. Tenere presente che il numero di asole sull'attacco principale deve essere pari al numero di ancoraggi presente; se così non fosse c'è qualche errore di esecuzione. Il moschettone dell'attacco principale, solitamente, è ad alto carico (50 kN); le sue grosse dimensioni permettono, oltre tutto, di accogliere tutti i nodi guide. E' facile osservare come il cedimento di un ancoraggio non modifichi la posizione dell'attacco principale; fatto non da poco in luoghi impervi o ristretti. |
La sosta semi-mobile: è, come già accennato, un ibrido tra i due tipi di sosta sopra visti. In pratica si eseguono due nodi guide con frizione sulle due tratte di corda permettendo un minimo di mobilità della sosta ma non come un garda. Essa è utilizzata in due casi particolari:
- In soste di servizio; è così chiamata la sosta che viene abbinata alla sosta fissa vista sopra ma con lo specifico scopo di essere utilizzata per calare singole persone oppure materiale; gli ancoraggi utilizzati possono essere quelli della sosta fissa oppure altri e la connessione spit-cordino avviene tramite moschettoni (come di solito avviene). Il numero di ancoraggi è superiore a due (due nel caso si utilizzino spit)
- In soste di abbandono; in questo caso (come nella figura) non si utilizzano moschettoni per collegare cordino e spit ma lo spezzone d'abbandono va fatto passare direttamente nelle placche degli spit e poi chiuso ad anello con un doppio inglese a contrasto; ciò per permettere di calare l'ultimo di cordata ed evitare di abbandonare sul luogo dei moschettoni.
Un ultimo tipo di sosta semi-mobile prevede un allestimento simile alla sosta Garda ma vengono eseguiti dei barcaioli sui moschettoni di ancoraggio e non viene eseguito il giro di corda sulla tratta esterna necessario per la sosta dinamica. Questo tipo di sosta è comunque entrato in disuso. |
La qualità di una sosta dipende da vari fattori ma occorre innanzi tutto distinguere due tipi di soste; quella provvisoria eseguita con cordino e più di 2 ancoraggi (viste nelle parte I) e le soste con catena che tipicamente troviamo su palestre attrezzate o vie particolarmente frequentate.
Analizziamo il primo tipo di sosta. Fondamentale è il modo in cui il carico viene ripartito sui singoli ancoraggi; ciò vale sia per soste fisse sia per soste mobili. Si deve infatti fare in modo che il carico sia distribuito in maniera equa sui singoli ancoraggi (utilizzo della sosta tipo garda oppure una sosta fissa ben eseguita) ed inoltre occorre accertarsi che sul singolo ancoraggio agisca solo una porzione del carico totale applicato; per garantire ciò può risultare utile il disegno a lato. L'angolo creato dalle tratte del cordino di sosta condiziona notevolmente il carico che il singolo ancoraggio deve sopportare. E' evidente che sopra i 120° non ha più molto senso utilizzare due ancoraggi dato che ognuno è sollecitato come se agisse da solo. L'ottimale sarebbe, dal punto di vista dei carichi, adottare la soluzione che prevede angoli nulli (disegno a sinistra) ma dal punto di vista pratico è comprensibile come le due tratte di corda si ostacolerebbero a vicenda e si sormonterebbero con gli ancoraggi. E' in ogni caso buona norma allestire soste con angoli inferiori ai 90°; ciò garantisce in ogni caso una buona spartizione dei carichi.
Altro fattore; i singoli ancoraggi devono essere situati a distanza sufficiente in modo da non caricare la stessa porzione di roccia provocandone la rottura. Nel caso di ancoraggi su ghiaccio questo fattore assume ruolo ancora più determinante dato che la distanza tra due chiodi a vite deve essere superiore a 50 cm (ciò poiché la porzione di ghiaccio soggetta a sforzo in corrispondenza di un chiodo è pari ad un cono di raggio 25-30 cm con vertice sulla punta del chiodo).
Dobbiamo quindi considerare due fattori contemporaneamente; la distanza tra i chiodi e l'angolo formato dalle tratte. La conformazione più favorevole per il posizionamento degli ancoraggi è di conseguenza quella mostrata sotto a sinistra; sfalsando i due (o più) ancoraggi si possono garantire sia notevoli distanze tra i vari chiodi sia angoli molto piccoli tra le varie tratte. Se sono presenti tre chiodi anziché solo due non si farà altro che disporli in diagonale oppure a "triangolo". Passiamo ora alla sosta con catena; il discorso è ora differente poiché gli ancoraggi sono esclusivamente eseguiti tramite spit e quindi capaci singolarmente di sostenere carichi elevati. Occorre anche considerare che la catena è ora la parte più debole della sosta e quindi è preferibile caricare il carico solo su un solo spit piuttosto che sulla catena stessa. In caso d’estrazione o rottura dello spit più basso interverrà la catena che metterà sotto carico lo spit superiore. Come è evidente essa interviene solo in casi eccezionali. I due spit vanno posizionati leggermente sfalsati rispetto alla linea della verticale assicurandosi che il carico applicato non metta in rotazione la placchetta dello spit.
Nel caso si voglia utilizzare un moschettone anziché un anello chiuso, come in figura, esso andrà fissato direttamente allo spit come anche la catena.
Nel caso trovassimo l'anello fissato alla catena e, peggio ancora, esso possa sfilarsi nel caso ceda uno spit, è buona abitudine unire provvisoriamente i due spit con un rinvio (o meglio ancora con un pezzo di cordino). La distanza tra i due spit deve essere almeno 20 cm; distanze troppo elevate richiederebbero tratti di catena troppo lunghi.
In particolare con spit a espansione preoccuparsi anche di posizionare la sosta in modo che il carico sugli spit sia di taglio e non di trazione (problema che si pone in particolare negli strapiombi); questo poiché la tenuta a trazione di uno spit è relativamente bassa. Minori problemi invece con la chiodatura a resina. |
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